Capitolo 24
Capitolo 24
L’obice venne riattivato solo dopo lunghi minuti. Minuti che sembrarono ore. Davanti al ventiduesimo avamposto, la linea era spezzata. I resti dell’ariete bruciato fumavano ancora, anneriti. Gli scudi abbandonati a terra erano crivellati di dardi; alcuni piegati, altri completamente attraversati. I balestrieri continuavano a sparare a raffica dalle mura, senza ritmo apparente, come se non avessero bisogno di coordinarsi. Ogni colpo era reale. Ogni errore punito. «Fuoco!» urlò Damien, con la voce ormai ruvida. Il primo colpo dell’obice partì basso e colpì la muratura esterna. La pietra esplose in schegge, ma le balestre continuarono. Un dardo colpì un geniere alla coscia. Un altro trapassò uno scudo e fece crollare l’uomo dietro. Secondo colpo. Terzo. Il viale tremava sotto i piedi. Solo quando una porzione della muratura cedette, trascinando con sé una postazione di balestrieri, il fuoco rallentò. Alcuni continuarono a sparare anche da terra, finché non furono raggiunti. Il ve
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