Capitolo 41
Capitolo 41
Per Sigismondo, la piana era diventata un mattatoio. Il martello si alzava e scendeva come un pendolo impazzito. Ogni colpo era una fine. Elmi schiacciati, ossa frantumate, corpi spinti nel fango come carne senza nome. Non combatteva: eseguiva. Dante lo vide. Lasciò Adeyemi senza voltarsi indietro e si lanciò verso di lui con un urlo che non aveva più parole. Adeyemi se ne accorse. «Giratii, Sigismondoooo!» Il lord di Foggia si voltò lentamente. Vide Dante arrivargli addosso, la spada alzata, il volto deformato dalla rabbia e dalla disperazione. Sigismondo non arretrò. Con l’avambraccio deviò il colpo come fosse niente. Poi, con la stessa mano, assestò un pugno terrificante al volto di Dante. Il colpo fu disumano. L’elmo si spezzò con un suono secco. Dante sentì il cranio vibrare come vetro. La vista si riempì di luce bianca. Barcollò. Il sangue gli uscì dal naso e dalla bocca. Cercò di restare in piedi. Non ci riuscì. Sigismondo lo guardò dall’alto. «Hai fatto male a sfida
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