Capitolo 8
Capitolo 8
Lo sputafuoco crollò al suolo ancora carico. L’impatto fu secco, innaturale. I genieri vennero scaraventati via come stracci, sbattuti contro il terreno e contro i resti della macchina. Nessuno si rialzò. I loro corpi rimasero immobili, anneriti, con un odore acre di carne bruciata che si diffuse nell’aria. Rimaneva solo una manciata di soldati dell’avamposto. Sparavano frecce senza ordine, più per istinto che per reale speranza. Contro l’esercito dell’Aquila Bianca erano poco più che ombre. I soldati bianchi paravano i colpi con facilità, quasi infastiditi. Uno rise. «E questi sarebbero i soldati di Matera?» Damien si voltò di scatto. «Sono pochi,» disse, «non sottovalutarli.» Il soldato scrollò le spalle. «Scommetto che non sono così forti.» Non fece in tempo a finire la frase. Due dardi gli arrivarono agli occhi quasi nello stesso istante. Il suo corpo crollò in avanti, senza un grido, senza spasmi. Solo un rumore sordo contro il terreno. Damien abbassò lo sguardo. «Avresti
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