Capitolo 30
Capitolo 30
All’improvviso, da Matera, si udì il suono di una tromba. Non fu lungo. Non fu solenne. Una chiamata secca. Le balliste smisero di sparare. Una dopo l’altra, le postazioni del venticinquesimo avamposto vennero abbandonate. I soldati scesero rapidamente dalle mura e sparirono nella galleria sotterranea. In pochi istanti, il fronte davanti all’Aquila Bianca apparve vuoto. Troppo vuoto. Malik, che osservava da lontano, sentì il sangue ribollire. «Ci siamo!» gridò. «Si stanno arrendendo! Virgilio è un uomo finito!» Dante scoppiò in una risata spezzata, nervosa. «Sì! Lo abbiamo distrutto psicologicamente!» Un boato di voci partì dall’avanguardia. Ma Claudio non guardava l’avamposto. Guardava le mura di Matera. Cercava una figura precisa. Virgilio non c’era più. Claudio fece qualche passo indietro. Il suo volto si fece teso. Lo sparire di Virgilio dalle mura non gli piaceva affatto. Conosceva quell’uomo. Conosceva il modo in cui combatteva. Virgilio non si allontana. Non quando
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