Capitolo 14
Capitolo 14
Il portone cedette con un lamento profondo, come se la struttura stessa stesse resistendo all’ultimo. Il metallo delle giunture, ormai incandescente, si piegò su sé stesso. Un ultimo colpo di martello fece crollare l’intera anta verso l’interno. Il legno si spezzò in più punti e una nube di polvere secca si sollevò, mescolandosi all’odore acre del ferro caldo. I fabbri si allontanarono barcollando, le braccia pesanti, il respiro corto. «È aperto,» disse Ralf, asciugandosi la fronte con l’avambraccio. Damien osservò il varco per un istante, poi annuì. «Riprendiamo la marcia. Nessuno resti indietro.» L’esercito si rimise in movimento. I passi tornarono a riempire il viale, ma il suono era cambiato. Più spezzato. Meno sicuro. Le armature stridevano piano, come se anche il metallo fosse stanco. Ogni soldato teneva l’arma più stretta di prima, gli sguardi correvano spesso alle spalle, verso i portoni chiusi che ormai nessuno vedeva più. Quando arrivarono al dodicesimo avamposto, trov
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