Capitolo 16
Capitolo 16
Erano quasi davanti al ventesimo avamposto quando lo videro davvero. Questa volta non c’era silenzio. Le mura erano occupate. Piene. Costellate di uomini e macchine. Decine di soldati di Matera si muovevano sui camminamenti, ordinati, senza fretta. Le sagome delle balliste sporgevano come artigli dalle feritoie. Più in alto, le bocche nere degli sputafuoco erano già orientate verso il viale. L’aria, lì davanti, era più calda. Puzzava di pece scaldata e olio vecchio. Robert non ebbe bisogno di parlare a lungo. Fece un gesto secco. Il passaparola corse veloce lungo la colonna: avanzare un gatto e l’ariete. Le file iniziarono a muoversi con cautela. Il gatto venne spinto in avanti, le travi scricchiolavano sotto il peso dei soldati ammassati sotto la copertura. L’ariete seguiva, lento, come un animale costretto a camminare verso qualcosa che non voleva vedere. Poco dopo, il messaggio arrivò fino in fondo alla colonna. Damien si voltò verso Dante. «Che succede? Vai tu avanti.» Da
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