Capitolo 45
Capitolo 45
Giselle combatteva, ma il corpo non reggeva più come prima. Il respiro era corto, le braccia pesanti, le gambe affondate nel fango a ogni passo. Poi lo vide. Ulrich. Il volto nel fango, l’elmo storto, gli occhi fissi e vuoti. Si fermò. Si avvicinò lentamente, come se il rumore della battaglia si fosse allontanato. Si inginocchiò accanto a lui, lo toccò una volta. Nessuna reazione. Una seconda. Nulla. Capì. Un singhiozzo le sfuggì di bocca. Le lacrime le rigarono il volto sporco di sangue. Suo cugino era morto. Si rialzò di scatto, il dolore che diventava rabbia. Estrasse la spada dal fodero e cercò con lo sguardo. Vide Malik. «Malik…» Non urlò. Lo chiamò. Malik si voltò. Bastò uno sguardo per capire. Sollevò la spada e avanzò. I due si affrontarono. Giselle attaccò con furia cieca, colpi larghi, carichi di odio. Malik rispose con rabbia e ferocia, fendenti secchi, controllati, senza arretrare. Clang. Clang. Clang. «Siate dannati,» ringhiò Malik, deviando un colpo. «Voi
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