Capitolo 32
Capitolo 32
Qualcosa passò sopra Matera. Non fu visto subito. Fu sentito. Un’ombra enorme scivolò sulla città, attraversò le mura, inghiottì le torri e per un istante spense il colore del mondo. Le pietre si fecero scure. I volti dei soldati persero definizione, come se la luce fosse stata strappata via. Elisabetta alzò lo sguardo di scatto. «Che cos’era… quell’ombra?» Beatrice la fissava, immobile. «L’ho vista anch’io.» Poi arrivò il rumore. Un suono metallico, profondo, crescente. Non vento. Non tuono. Era un cingolio, come enormi ingranaggi che si muovevano insieme, accompagnato da un battito d’aria violento. Ali. Non lo sbattere di un uccello. Ali pesanti. Meccaniche. Ogni battito faceva tremare l’aria. Il cingolio si fece più forte, così intenso che i soldati sulle mura, gli ufficiali e le due lady volsero tutti lo sguardo al cielo nello stesso istante. E lo videro. Un drago metallico. Enorme. Innaturale. Il corpo era un intreccio di piastre d’acciaio scuro, inciso da rune e giun
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